Amici, follower e collegamenti: social broadcaster e di contatto

A fine dicembre mi sono imbattuto in un video che analizzava le previsioni fatte nel 2000 su come sarebbe stato il 2025. Tra tante ipotesi mai realizzate, mi ha colpito un dettaglio: nessuno aveva previsto l’avvento dei social. Oggi, questi strumenti hanno trasformato il nostro modo di vivere, pensare e relazionarci.

Dagli amici virtuali ai follower

Con l’arrivo di Facebook, il primo impulso di tutti è stato quello di cercare vecchi amici, conoscenti e fidanzati/e per inserirli nella propria rete sociale. La “richiesta di amicizia” è diventata un gesto comune, trasformando in pochi clic persone semi-sconosciute in “amici”. Ben presto, però, ci siamo ritrovati con centinaia di contatti e una frase ricorrente: “Sì, è un amico di Facebook, non un amico vero”.

Nel frattempo, piattaforme come Twitter (oggi X) hanno introdotto un concetto diverso: il “follow”. Come recita la pagina di help di X: “I follower sono utenti che ricevono i tuoi Tweet”. Instagram e TikTok hanno seguito questa stessa logica, rendendo il follow un’azione meno impegnativa e più unilaterale rispetto all’amicizia reciproca. Questo cambio di paradigma ha spostato l’attenzione dalla connessione personale al desiderio di accumulare un pubblico.

Dai social di contatto ai social broadcaster

I social sono nati per avvicinare persone lontane. Negli Stati Uniti, dove la mobilità è altissima, piattaforme come Facebook rispondevano al bisogno di mantenere contatti con amici sparsi per il continente. Tuttavia, questa idea iniziale si è trasformata in qualcosa di diverso: il “social broadcasting”. Le persone non si limitano più a interagire con amici e familiari, ma producono contenuti per un pubblico più ampio, sognando di diventare famose.

Un esempio perfetto di questo cambiamento è TikTok, una sorta di televisione sociale. Qui, i contenuti trovano l’utente, non viceversa, e i follower rappresentano una sorta di share personale. Basta una ricerca su Google con la frase “come aumentare i follower su Instagram” per capire quanto questa logica sia diventata dominante.

LinkedIn: un social diverso

In questo panorama emerge un’eccezione: LinkedIn. Definito il “social business”, si distingue per la sua natura di piattaforma basata sulla reciprocità. Anche se negli anni ha introdotto la possibilità di seguire persone senza connettersi, la sua essenza rimane quella della connessione diretta.

LinkedIn ti mette in contatto solo con i tuoi collegamenti di 1° o, al massimo, di 2° livello. Come spiega l’help della piattaforma: “persone collegate ai tuoi collegamenti di 1° grado”. Questo modello mantiene intatta la filosofia del social di contatto, dove l’interazione richiede un rapporto diretto e una presentazione.

Il ritorno al contatto umano

Nonostante l’evoluzione verso il broadcasting, si osserva un ritorno ai social di contatto. Facebook, nonostante i suoi 20 anni di anzianità, sta vivendo una lenta ripresa proprio per il suo focus sulle connessioni personali. LinkedIn, con la sua natura professionale, è un altro esempio di piattaforma dove il dialogo diretto è ancora al centro.

Mentre Instagram, TikTok e X si concentrano su un modello “one-to-many”, i vecchi social “one-to-one” stanno ritagliandosi una nuova nicchia. In un mondo digitale sempre più rumoroso, cresce il desiderio di interagire con esseri umani reali, piuttosto che trasmettere contenuti a pubblici lontani.

Conclusione

I social media continuano a evolversi, ma la differenza tra social di broadcasting e di contatto è più attuale che mai. Scegliere come e dove investire il proprio tempo online non è solo una questione di piattaforma, ma di valori e priorità. Personalmente, credo che il futuro sarà una combinazione di entrambe le tendenze, ma il bisogno di connessione autentica rimarrà sempre fondamentale.

Articolo di Alessandro Chiavacci

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