LinkedIn non è un social come gli altri: capirlo è la chiave per comunicare davvero

Sono anni che lo ripetiamo: LinkedIn è un social atipico. Eppure, ogni giorno, vedo ancora persone che lo utilizzano come se fosse un Facebook professionale o peggio, un Instagram dove basta l’estetica o l’intrattenimento per ottenere risultati. Ma su LinkedIn la logica è un’altra, e se non la capisci, rischi solo di sprecare tempo e risorse.

La differenza più grande tra LinkedIn e gli altri social è semplice: LinkedIn non funziona per broadcasting. Tutti gli altri, da Instagram a TikTok, da X a Facebook, sono costruiti per buttare fuori i tuoi contenuti e farli potenzialmente vedere a chiunque. La regola è sempre la stessa: se non blocchi la visibilità, il tuo contenuto viaggia. Magari poco, magari tanto, ma viaggia.

Networking e non Broadcasting

Su LinkedIn, no. Qui il contenuto viaggia solo nelle reti di connessione che ti sei costruito. Parli ai tuoi primi livelli e, se hai fortuna, raggiungi i secondi livelli. Cioè? Semplice: solo chi è connesso direttamente con te o con qualcuno che ha interagito con il tuo post può vederti. Punto. Non esistono “pubblici” generici pronti ad ascoltarti. Esistono le tue connessioni e la loro attività.

Il problema è che ancora oggi, tanti pensano di essere su un social broadcasting e non su una piattaforma da costruire contatto dopo contatto. Qualche giorno fa parlavo con un nostro partner che, con orgoglio, mi diceva: “Ho solo 700 contatti ma tutti selezionatissimi”. Bello, nobile, professionale. Ma il punto è: a chi stai parlando, davvero?

Su LinkedIn funziona così: ogni nuovo contatto aumenta esponenzialmente la tua potenziale audience. Se con 700 contatti parli a 700×700 persone, con 1000 arrivi a 1.000×1.000. Ecco perché dico sempre: aggiungi almeno 10 nuovi contatti al giorno, fatti trovare e amplia il tuo network.

Il perchè del clic baiting su IN

Certo, questa dinamica crea anche fenomeni come il click baiting spinto. Avete presente quei post dove a un certo punto compaiono decine di inviti a un nome noto per “esprimere la sua opinione”? È tutto calcolato. Quel nome, con la sua rete, è un acceleratore di visibilità potentissimo. E quando lui interviene, il post esplode.

Osvaldo Danzi, che io conosco dai tempi storici di Manpower Professional, è ormai diventato un “guru” della comunicazione HR e su Linkedin ha ormai una potenza incredibile. Si può essere d’accordo o meno su quello che dice Osvaldo ma è fuori dubbio che quando lui interviene, quel post diventa fortemente popolare.


Qualche settimana fa, ad esempio, ho visto un post costruito su una tematica provocatoria, e in pochi minuti è partito il gioco: “Cosa ne penserà Osvaldo Danzi?”. Quando Osvaldo interviene, la portata cambia. In molti volevano il commento di Osvaldo non solo per un momento di celebrità o per altro. In tanti cercavano quella interazione con Osvaldo perché volevano entrare in contatto con la sua quasi sconfinata rete di contatti su Linkedin. Non è fortuna, è strategia.

Conclusioni

Ecco perché continuo a dirlo: su LinkedIn vince chi conosce le regole del gioco. Non puoi pensare di pubblicare il post perfetto e sperare che il mondo lo legga. Serve la rete giusta, la connessione continua, la consapevolezza di dove stai parlando.

Se non capisci questa differenza, rischi di fare la figura di chi parla da solo in una stanza vuota. Se la capisci, LinkedIn diventa un luogo potentissimo dove costruire valore e relazioni che fanno davvero la differenza. Bastano anche 5 connessioni al giorno, anche se 10 sono veramente il massimo!

Articolo di Alessandro Chiavacci

Condividi:

Iscriviti ai nostri canali
per rimanere aggiornato

Ecco alcuni titoli della stesssa categoria.