Lo slow networking e la libertà di non dover vendere (subito)

Viviamo nell’epoca dell’iperconnessione e della performance, in cui ogni incontro viene valutato in termini di ritorno, ogni contatto trasformato in lead, ogni conversazione pesata con la domanda non detta: “Cosa ne ricavo?”

Eppure, le relazioni che contano davvero — nella vita come nel lavoro — nascono in tutt’altro modo. Nascono quando ci si prende tempo. Quando si lascia sedimentare una conversazione. Quando si incontra qualcuno senza la fretta di dover vendere, senza il bisogno di impressionare.

È da un po’ che lo chiamo slow networking. E no, non è una moda. È un’urgenza.

Le relazioni non si ottimizzano

Una relazione umana non è una campagna ADV, non ha ROI immediato, non segue un funnel. E soprattutto, non si misura a clic. Serve tempo per costruire fiducia, per capire davvero chi si ha davanti, per decidere se si può costruire qualcosa insieme.

Chi fa networking con la mentalità da performance marketer sbaglia strada. Lo capisci subito: parlano solo di sé, ti aggiungono su LinkedIn e il giorno dopo ti scrivono un messaggio copia-incolla per venderti qualcosa. È il peggior errore che si possa fare. Perché le relazioni vere non nascono da una presentazione da palcoscenico, ma da una condivisione autentica.
Si cresce seguendo, non mostrandosi.

Prima dai, poi magari ricevi

Se entri in relazione con qualcuno chiedendoti cosa puoi ottenere, sei già fuori strada.
Entra con l’atteggiamento opposto: chiediti cosa puoi dare. Un consiglio, un contatto, un punto di vista, un’intuizione. Nel networking vero, dare precede sempre l’avere.

Non è un approccio naïf. È strategico. Perché quando aiuti qualcuno senza secondi fini, lasci un’impronta. Ti fai ricordare. E, a volte, quella persona torna. Non sempre. Non subito. Ma quando succede, succede in modo naturale. Non forzato.

La pazienza nel business è una forma di potere.

L’intelligenza di aspettare

In un mondo che grida e corre, saper aspettare è rivoluzionario. Non c’è niente di male nel presentare il proprio lavoro, ma ci sono tempi. E soprattutto ci sono fasi. Prima si conosce, poi si esplora, solo dopo — eventualmente — si costruisce insieme.

È una regola semplice, ma ignorata da troppi. Anche perché oggi tutto ci spinge a correre. “Cogli l’opportunità”, “Sfrutta ogni contatto”, “Converti, converti, converti”. Ma le relazioni non si convertono. Si coltivano.

Il valore di chi non ha fretta

Il networking non è una fiera, è un processo. Serve umiltà per ascoltare, disponibilità per capire, lucidità per scegliere con chi vale davvero la pena costruire. Non si tratta di accumulare biglietti da visita o like, ma di trovare pochi legami veri. Quelli che durano anche quando non c’è business. Quelli che ti chiamano quando non hai chiesto niente. Quelli che si ricordano di te per come sei, non per quello che vendi.

Conclusione: la relazione prima dell’opportunità

Il punto è tutto qui: la relazione viene prima dell’opportunità. E se sei costante, se non hai fretta, se ti fai trovare affidabile e generoso nel momento in cui serve, spesso l’opportunità arriva. E quando arriva, è solida. Perché si appoggia su qualcosa che vale più di una presentazione: la fiducia.

Nel mondo del business, essere pazienti è il nuovo modo di essere coraggiosi. Fare slow networking non significa restare fermi. Significa scegliere con attenzione dove andare, e con chi.

Articolo di Alessandro Chiavacci

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