Benjamin Franklin e il primo content marketing della storia

Il primo marketer americano (senza saperlo)

L’alba è umida e il rumore del torchio da stampa sveglia il quartiere prima del canto del gallo. Un giovane corre per le vie di Philadelphia con un fascio di fogli sottobraccio. Li distribuirà nelle botteghe, nelle locande, ai passanti. Il titolo recita: “Poor Richard’s Almanack”. C’è una massima in prima pagina, scritta in tono ironico ma profondo: “Early to bed and early to rise, makes a man healthy, wealthy, and wise.” Il ragazzo sorride. Sa che quelle parole non sono solo consigli. Sono marketing. E lo sa perché gliele ha insegnate lui: Benjamin Franklin.

Una vita tra inchiostro e influenza

Benjamin Franklin nasce a Boston nel 1706 e a soli 17 anni si trasferisce a Philadelphia, dove diventa apprendista tipografo. Ma Franklin non è solo un artigiano: è un pensatore, un osservatore, un comunicatore.
Fonda una tipografia, un giornale (The Pennsylvania Gazette), un almanacco annuale e una rete di attività che, nel tempo, gli permetteranno di essere riconosciuto come uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Eppure, prima di tutto, Franklin è un uomo di contenuti.

Con le sue stampe, Franklin non si limita a informare: educa, persuade, costruisce fiducia. Capisce che le parole possono cambiare il comportamento delle persone. Che i contenuti — se scritti bene, se coerenti, se autentici — possono diventare strumenti di posizionamento personale, commerciale, culturale.
È così che Franklin inventa qualcosa che oggi chiameremmo content marketing. Lo fa con eleganza, ironia e una lucidità ancora sorprendente.

Poor Richard: pseudonimo e strategia

Tra le sue invenzioni editoriali più celebri c’è il Poor Richard’s Almanack, una pubblicazione annuale lanciata nel 1732 sotto lo pseudonimo di Richard Saunders, un “vecchio saggio un po’ burbero” che dispensa consigli sulla vita, il denaro, la morale.
Franklin costruisce un personaggio credibile, gli attribuisce una voce riconoscibile e usa quell’identità per connettersi con il lettore comune.

È una strategia narrativamente potente: il lettore non compra solo un almanacco, compra un dialogo con una figura familiare, quasi affettiva. Franklin intuisce quanto conta il tono, la coerenza e la regolarità. Pubblica ogni anno, mantiene la voce coerente, inserisce battute, proverbi, osservazioni sulla vita.
E costruisce un pubblico fedele. Un lettore dopo l’altro, una frase memorabile alla volta.

Pensiero, fiducia, utilità: i tre pilastri

Franklin non fa pubblicità diretta. Ma fa qualcosa di più efficace: costruisce fiducia attraverso l’utilità. Le sue pubblicazioni informano, ma anche aiutano, fanno riflettere, orientano le scelte.
Nel suo Gazette ospita articoli su igiene, economia domestica, politica e commercio. Lancia persino campagne per la pulizia delle strade e l’illuminazione urbana.
In ogni sua iniziativa c’è una visione di cittadinanza attiva, una cultura dell’etica del lavoro e una forte narrazione dell’individuo come protagonista della propria crescita.

Il suo marketing è basato sulla reputazione. Ogni contenuto pubblicato rafforza la fiducia nel suo nome, nel suo giornale, nei suoi prodotti. In questo senso, Franklin è anche un grande brand strategist: associa la sua figura a un insieme di valori (ingegno, sobrietà, pragmatismo, comunità) che lo rendono riconoscibile ben oltre il suo mestiere.

Un marketer senza saperlo

Franklin non parla di marketing. Ma lo fa, lo pratica, lo inventa. Crea contenuti regolari, coerenti, con uno stile preciso. Cura l’esperienza del lettore. Misura l’impatto della parola.
Introduce la prima rubrica di lettere dei lettori. Sperimenta formati, alterna registri, dà valore alla costanza.
È uno dei primi a comprendere che il contenuto, se ben realizzato, diventa capitale sociale. Che il nome del produttore — se rispettato — diventa garanzia di qualità.
E che la parola — se ben usata — può cambiare il comportamento delle persone. Non è forse questo il cuore del marketing?

Fonti


Il prossimo episodio

Nel prossimo episodio faremo un passo meno noto, ma affascinante: entreremo in una farmacia barocca del Settecento, tra boccette di vetro, alambicchi, scaffali di legno e manuali di botanica.
Racconteremo come la figura del farmacista – a metà tra medico, artigiano, chimico e commerciante – abbia saputo costruire fiducia e reputazione ben prima dell’invenzione delle farmacie moderne.
Tra packaging raffinati, formule segrete e narrazioni curative, scopriremo un altro volto arcaico del marketing: quello della fiducia costruita nella relazione di cura.

Articolo di Dreamers Agency

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La storia del Marketing raccontata in parole semplici.

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