L’Istinto Relazionale come Motore del Cambiamento
Per comprendere la genesi di un Ente del Terzo Settore (ETS), non dobbiamo sfogliare codici legislativi, ma osservare la natura umana. L’essere umano è, per definizione, un animale relazionale. Esiste in noi un bisogno ancestrale di instaurare legami che vadano oltre la sfera familiare, cercando nei propri simili non solo compagnia, ma supporto, protezione e appagamento.
Questa spinta si traduce in aggregazione: persone che condividono un interesse, una passione o, più spesso, una necessità. Quando la società o lo Stato non riescono a fornire risposte a un bisogno specifico — che sia l’accesso alle cure, la tutela di un parco o il sostegno alla fragilità — l’uomo non resta inerte. Si organizza. Il Terzo Settore nasce in quel “vuoto”, in quei buchi di sistema dove il supporto pubblico, per eccessiva burocrazia o mancanza di risorse, non riesce a intervenire.
Le Radici del Mutuo Aiuto: Una Storia di Sopravvivenza
Il Terzo Settore non è una scoperta della modernità, ma l’evoluzione di una resilienza collettiva che ha radici profonde.
- Il Medioevo e i Corpi Intermedi: Le Corporazioni di Arti e Mestieri e le Confraternite laiche non erano solo circoli chiusi. Erano i primi sistemi di welfare dal basso. Gestivano ospedali, fornivano doti alle orfane e garantivano una sepoltura dignitosa. Il benessere era una responsabilità comunitaria.
- L’Ottocento e il “Miracolo” delle SOMS: Con l’avvento dell’era industriale, lo Stato liberale non offriva alcuna protezione sociale. Tra il 1860 e il 1890, l’Italia vide fiorire oltre 6.700 Società di Mutuo Soccorso (SOMS). Oltre un milione di soci mettevano in comune piccole somme per coprire infortuni e malattie. Erano cittadini che “facevano lo Stato” dove lo Stato era assente.
- Oggi e la Sussidiarietà Orizzontale: Oggi questo spirito è codificato dall’Art. 118 della Costituzione, ma i numeri ISTAT ci ricordano la sua mole: oltre 360.000 enti e 5 milioni di volontari. Non è più solo “soccorso”, è l’ossatura stessa del Paese.
Il Paradosso del Servizio: Da “Aggregatori” a “Erogatori”
Il passaggio cruciale che stiamo vivendo è la trasformazione di molte realtà di volontariato e promozione sociale in veri e propri erogatori di servizi di riferimento. Molti ETS oggi generano sistemi di assistenzialismo e supporto che hanno come target non solo i propri soci, ma l’intera collettività. Pensiamo alla sanità integrativa, all’assistenza domiciliare per gli anziani o ai centri di aggregazione giovanile.
In molti territori, l’ETS è diventato il front office della dignità umana: è il luogo dove il cittadino si reca quando le liste d’attesa pubbliche sono troppo lunghe o quando i servizi sociali comunali sono sotto organico. Questi enti non si limitano a “coprire un buco”, ma spesso inventano modalità operative più umane, veloci e flessibili rispetto alla macchina statale.




Lo Stato e il Riconoscimento Economico: Sgravi o Sostegno Reale?
Lo Stato ha compreso l’importanza vitale di questa rete, specialmente con la Riforma del Terzo Settore, introducendo agevolazioni fiscali, sgravi e meccanismi come il 5×1000. Tuttavia, emerge una riflessione necessaria: questo supporto è realmente proporzionato al servizio reso?
Spostando drasticamente attività di competenza pubblica su enti privati non-profit, lo Stato ottiene un risparmio immenso in termini di costi di gestione e personale. Gli sgravi fiscali sono uno strumento importante, ma spesso appaiono come un piccolo ristoro a fronte di una delega massiccia di responsabilità. C’è il rischio che il Terzo Settore venga visto come un “welfare a basso costo” anziché come un partner paritario da sostenere con investimenti strutturali.
Conclusione: La Costruzione di un Valore Comune
Costruire un ETS oggi significa dare una struttura professionale a quell’impulso di mutuo aiuto nato secoli fa. Significa riconoscere che la missione di un’associazione non è un fatto privato, ma un tassello dell’architettura sociale.
Queste realtà non sono l’Antistato, ma la sua espressione più vicina al cittadino. La sfida per il futuro è far sì che questa “costruzione” sia sempre più solida, trasparente e consapevole del proprio peso politico ed economico, affinché il servizio reso non sia solo un atto di generosità, ma un pilastro riconosciuto e giustamente valorizzato della nostra società.
Articolo di Alessandro Villa