Il processo di acquisto moderno è sempre più complesso e pieno di attriti. Non solo per colpa delle aziende, ma anche dei buyer, ormai abituati a confrontare infinite opzioni, rimandare le decisioni e non accettare compromessi. Partendo da un’esperienza reale di viaggio e acquisto in condizioni estreme, l’articolo riflette su come l’overload di possibilità stia bloccando le scelte e allungando il customer journey. Un’analisi concreta di come il messy middle oggi sia tanto un problema di vendita quanto di acquisto.
Un caso concreto di fotografia di prodotto premium raccontato da Giorgio Cravero. Attraverso il progetto Rum Diplomático, l’articolo mostra come un workflow ibrido — che integra analisi strategica, AI, fotografia in studio e regia visiva — permetta di costruire immagini coerenti, autentiche e di alta qualità anche in presenza di vincoli di tempo e budget. Non una scorciatoia tecnologica, ma un metodo progettuale che unisce cultura visiva, controllo creativo e flessibilità produttiva.
Nel 2026 il branding sportivo evolve da identità visiva a infrastruttura esperienziale. Non basta più un logo forte o una campagna iconica: contano la presenza continua, il volume strutturato dei contenuti, la progettazione dell’esperienza e la capacità di costruire community basate su valori praticati. I brand sportivi più efficaci sono quelli che funzionano ogni giorno nella vita dei fan, integrando dati, tecnologia e relazione, mentre gli altri rischiano di restare elementi visivi ben disegnati ma facilmente sostituibili.
Nel 1841, a Philadelphia, Volney B. Palmer inventa un mestiere che non esisteva: l’agente pubblicitario. Intermediando tra aziende e giornali, Palmer trasforma l’attenzione in un bene economico, strutturabile e misurabile. Nascono così le prime logiche di media planning, di distribuzione dei messaggi e di delega professionale della comunicazione. Un passaggio chiave: dalla pubblicità artigianale alla pubblicità come sistema, competenza e industria.

L’articolo esplora le radici antropologiche e storiche degli Enti del Terzo Settore (ETS), nati dal bisogno umano di relazione e mutuo aiuto per colmare i vuoti del supporto pubblico. Dalle confraternite medievali alle Società di Mutuo Soccorso dell'Ottocento, il volontariato ha sempre anticipato il welfare statale. Oggi, oltre 360.000 enti operano come presidi di prossimità, erogando servizi essenziali che lo Stato delega loro. Nonostante la Riforma del Terzo Settore offra agevolazioni, il supporto pubblico appare spesso sproporzionato rispetto al risparmio generato dagli ETS, che restano pilastri insostituibili della sussidiarietà orizzontale.

L’articolo riflette in modo ironico e provocatorio sul rifiuto ideologico dell’intelligenza artificiale nel mondo della scrittura. Partendo da documentari su DeepMind e dall’osservazione di refusi grammaticali rivendicati come “autenticità”, Alessandro Chiavacci mette in discussione la narrazione degli “AIAmish”: chi rifiuta l’AI in nome dei valori umani, ma finisce per confondere resistenza culturale e sciatteria. Un invito a distinguere tra uso consapevole degli strumenti e difesa ideologica dell’errore.
Il networking più efficace non nasce da scambi formali, ma da esperienze autenticamente condivise. L’arte, grazie alla sua capacità di creare relazione, diventa un potente catalizzatore nei contesti aziendali: introduce un linguaggio comune, favorisce dialoghi spontanei e permette alle imprese di raccontarsi indirettamente attraverso valori, estetica e cultura. Quando progettate con visione strategica, le collaborazioni culturali trasformano il networking da obiettivo forzato a conseguenza naturale, unendo reputazione, responsabilità sociale ed esperienza relazionale.
Il marketing viene spesso giudicato solo in base al ROI immediato, ma una parte fondamentale del suo valore si manifesta nel tempo. Il branding riduce l’incertezza, accelera le decisioni, migliora la qualità dei contatti e rende il business più solido. Questo articolo analizza perché il problema del ROI non è il marketing, ma il modo in cui scegliamo di misurarlo.
In un mondo sempre più visivo e sempre più analizzato dall’AI, la forma non basta più. Questo articolo riflette sul ruolo centrale della Unique Value Proposition come nucleo del valore aziendale, prima di ogni scelta estetica o promozionale.